Messa a tacere, per il momento, la  ribellione dei militari del gruppo M23 (che molti pensano sobillati e sostenuti da Rwanda e Uganda, paesi confinanti con il Congo, molto più piccoli ma densamente popolati, molto meno favoriti come ricchezza di suolo e  sottosuolo, ma molto  ben appoggiati fino a tempi recentissimi dal mondo occidentale, e in particolare dagli Stati Uniti) - gli ultimi confronti sul terreno sono avvenuti a dicembre 2013; l'esercito congolese ne è uscito vincitore anche per l'appoggio della "brigata combattente" dell'ONU, scesa in campo nel 2013, e per la pressione dissuasiva sul Rwanda esercitata principalmente dagli Stati Uniti - si è subito risvegliato un altro gruppo ribelle, questa volta più a nord, ai confini con l'Uganda: l'ADF-NALU (Allied Democratic Forces/National Army for the Liberation of Uganda).

Il leader ribelle ugandese Jamil Mukulu fondò questo gruppo mlitante musulmano nei primi anni '90, dopo ripetute conversioni da islam a cattolicesimo e viceversa. Pur sotto forte pressione da parte dell'esercito ugandese, Mukulu assoldò ufficiali proveniente dalle file del  defunto dittatore dell'Uganda, Idi Amin, e fuse il suo gruppo con il NALU, un altro gruppo ribelle ugandese che si suppone ospitasse nelle sue fila seguaci dell'altro ex dittatore ugandese Milton Obote. Questi miliziani attraversarono il confine congolese alla metà degli anni 90, e si stabilirono nell'area di Beni nel Nord Kivu. Gli analisti lo consideravano, a torto, un gruppo ormai "dormiente".

E' diffuso il sospetto che il risveglio dell'ADF_NALU possa in realtà nascondere l'ennesimo tentativo dell'Uganda, che pure ha ospitato nella sua capitale Kampala i cosidetti colloqui di pace" fra rappresentanza congolese e gruppo M23 prima della disfatta di quest'ultimo, di mettere in difficoltà il vicino Congo, così potenzialmente ricco e così debole.

Un articolo uscito a dicembre sul sito web di Al Jaazira parla diffusamente delle origini e delle vicende di questo gruppo, vicende oscure di sapore mafioso.

All'ADF_NALU sono stai attribuiti più di recente sia l'assalto alla cittadina di Beni (circa 300 km. a nord di Goma, e  circa 100 km. dal confine ugandese), che ha comportato il massacro di 40 civili, sia l'uccisione in un agguato del comandante delle forze armate congolesi in Kivu, col. Mamadou Ndala, amato dalle popolazioni locali per essere riuscito a sconfiggere l'M23, portando un po' di tranquillità nella loro vita. Molti pensano invece che il colonnello sia rimasto vittima di "fuoco amico", cioè "condannato a morte" dal presidente Kabila (ritenuto da molti un traditore al soldo dei nemici  rwandesi) o dalla sua consorteria, a causa della crescente popolarità.

Che ai confini nord-est la situazione resti esplosiva è dimostrato anche dal rapido quanto infondato diffondersi delle voci sulla morte del presidente-dittatore rwandese Paul Kagame, che ha provocato momentanee espressioni di giubilo fra i congolesi dell'est.

In Congo agiscono molti altri gruppi ribelli, a causa della vastità del territorio e della estrema debolezza, o in certi casi completa assenza, del governo centrale, e della ricchezza di risorse di questa o quell'area, che provocano movimenti separatisti. Un articolo di BBC News mostra un'infografica molto esplicativa della numerosità e localizzazione di questi gruppi.