I paesi della regione dei Grandi Laghi si accordano per evitare reciproche interferenze e spingono per imporre imporre la pace nel Nord Kivu, l'Onu accusa Rwanda e Uganda  di appoggiare i ribelli, e intende  potenziare la propria presenza militare in Nord Kivu: le pressioni esterne, e forse patti segreti con i governi coinvolti (RD Congo, RWANDA, Uganda), inducono i ribelli del gruppo M23 a dividersi.
Una parte proclama una tregua, l'altra, capeggiata dal generale Bosco Ntaganda,  si rifugia in Rwanda, dove Ntaganda sceglie, a quanto pare, il male minore, consegnandosi, per il tramite dell'ambasciata degli Stati Uniti in Rwanda, alla Corte Penale Internazionale de L'Aia, che lo sta ricercando da anni per crimini di guerra. Finalmente una tregua per il Nord Kivu, e per i tanti sfollati stremati dall'interminabile conflitto.
 Se la RDC avesse un governo (ma Joseph Kabila, l'attuale presidente, ha ormai dimostrato di non essere all'altezza della situazione, e di agire contro gli interessi del suo paese), potrebbe essere l'occasione per chiudere per sempre con le periodiche ribellioni di parte dell'esercito stanziato ad Est, fedele al Rwanda più che la proprio paese, e assicurare pace e sicurezza a lungo termine per il Nord Kivu.
Purtroppo è improbabile che succeda.