truppe ONU in azione a Beni nel 2016Dall’inizio di ottobre 2014, la popolazione del territorio di Beni (Nord Kivu – Repubblica Democratica del Congo) è vittima di una serie di sequestri di persone e di massacri, in cui più di mille persone hanno perso la vita.Il governo congolese attribuisce tali violenze a un gruppo di ribelli ugandesi di ispirazione islamica, le Forze Democratiche Alleate (ADF), qualificandolo di gruppo terrorista jihadista. Sempre secondo il governo, le ADF sarebbero in contatto con altri gruppi jihadisti come Al Shabaab della Somalia e Boko Haram della Nigeria.
Poco credibile, vista la mancanza di rivendicazione, tipica invece del modo di agire di quei gruppi.
Secondo un’altra tesi, i veri responsabili di questi crimini sarebbero lo stesso governo e delle popolazioni di origine ruandese il cui obiettivo sarebbe quello di balcanizzare la regione. Questo era il punto di vista anche di P. Vincent Machozi, religioso assunzionista assassinato nella notte del 20 marzo 2016. Poco prima di essere ucciso, sul suo sito web Beni-Lubero, egli aveva accusato il presidente congolese Joseph Kabila e il presidente ruandese Paul Kagame di essere i veri mandanti dei massacri: «le tuniche musulmane contribuiscono a creare la confusione per nascondere il volto ruandese dell’occupazione, già troppo visibile agli occhi di tutti».
Secondo una terza ipotesi, tra le cause delle violenze di Beni si possono enumerare i vari tentativi di accaparramento delle terre, i micro conflitti tra autorità tradizionali e le rivalità etniche, il controllo sul territorio da parte di reti mafiose dedite al commercio illegale delle risorse naturali (legname, minerali e petrolio), sia a livello nazionale che internazionale, da cui traggono beneficio commercianti, personalità politiche, ufficiali dell’esercito, capi di gruppi armati locali e stranieri, capi villaggio tradizionali, agenti dell’amministrazione locale, ma non certo la popolazione, che invece ne paga le conseguenze con i suoi morti.
Purtroppo da oltre vent’anni l’est della RDCongo è una zona grigia dove un miscuglio di conflitti, una guerra a bassa intensità, ma con milioni di morti, si rinnova ed ad volte esplode, ma rimane più o meno eguale da diversi decenni. È dal mese di novembre 2016, però, che a Beni si osserva una specie di tregua: anche se si registrano ancora degli omicidi, almeno non si commettono più dei massacri di massa. A questo possono aver contribuito le continue denunce della Società civile locale, i rapporti delle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, la pressione della Comunità internazionale, la ristrutturazione del comando militare locale e l’inizio, in ottobre 2016, del processo contro presunti membri delle ADF.
 
Riferimenti:
http://www.paceperilcongo.it/2017/03/dietro-la-sigla-adf-forces-democratiques-alliees-%E2%86%92-interessi-e-complicita-ancora-nascoste/
http://www.fides.org/it/news/61987-AFRICA_CONGO_RD_I_massacri_nel_Nord_Kivu_opera_di_veri_jihadisti#.WN6QyDuLRPY