Il congo nel caos 745x350L’ultima fase della presidenza Kabila, un presidente scaduto che non vuole andarsene, sembra destinata a precipitare la RD Congo nel caos. Lo spettro della balcanizzazione di un paese così grande e così debole è sempre più reale. I vescovi cattolici congolesi, in un messaggio di fine febbraio all’agenzia Fides, si dichiarano turbati dalla moltiplicazione dei focolai d’insicurezza e di violenza che si generano sulla quasi totalità del territorio nazionale, e citano una lista impressionante di aree di crisi:
  Il Nord- Kivu, afflitto da massacri a ripetizione delle popolazioni locali, attribuiti a presunti ribelli dell’ADF/NALU nel Territorio di Beni e da attacchi di gruppi     etnici nel Territorio di Lubero e di Rutshuru. Inquieta inoltre il ritorno degli ex ribelli dell’M23.
  Il Tanganyika segnato dagli scontri sanguinosi tra Bantu e Batwa (pigmei), con conseguente sfollamento forzato delle popolazioni e abbandono delle coltivazioni.
  Il Kasai, Kasai- Centrale e Kasai-Orientale, sconvolti da incursioni continue di milizie che si rifanno al capo tradizionale Kamwina Nsapu.
  Il Kongo Centrale è toccato dal fenomeno mistico-politico Bundu dia Mayala (una setta politico-religiosa) con conseguenti scontri mortali.
  La capitale Kinshasa è scossa continuamente da atti di vandalismo e da uccisioni nel corso di dimostrazioni.
 
Nel frattempo al Palazzo di Vetro dell’ONU si sta dibattendo il rinnovo della Missione delle Nazioni Unite nella RDC (MONUSCO). L’ONG congolese CEPADHO sottolinea che in questa fase di debolezza delle istituzioni nazionali e di instabilità in diverse aree del Paese, è opportuno che le truppe ONU rimangano, ed in particolare che sia potenziata la Brigata d’Intervento Rapido, un’unità particolarmente efficace nel contrastare le milizie e gli altri gruppi armati che infestano diverse aree della RDC. La crisi politica con il mancato accordo per l’attuazione delle intese di San Silvestro non fa che accentuare l’instabilità del Paese.