Forze di sicurezza congolesi nel Kasai 745x350
Da mesi nel Kasai è in atto una nel Kasai una lotta senza quartiere tra i miliziani di Jean-Prince Kamwina Nsapu Pandi (un capo locale, espressione del potere tribale tradizionale, ucciso nel 2016 perché rivendicava un riconoscimento ufficiale del suo “regno”  da parte dell’autorità statale e l’allontanamento dalla regione delle istituzioni statali e delle forze di sicurezza), e le forze di esercito e polizia del Kasai. Dal luglio 2016 il conflitto ha preso una dimensione tragica, che va ben oltre il suo focolaio originale ed ora colpisce diverse comunità del Kasai.
Gli scontri e le violenze commesse dai seguaci di Kamwina-Nsapu hanno provocato la morte di centinaia di persone, tra cui diversi giovani e bambini, con violazioni sistematiche dei diritti fondamentali dell’uomo, la distruzione o il saccheggio di infrastrutture pubbliche,  tra cui chiese, ospedali, centri sanitari, scuole.
Gli abitanti di diversi villaggi vagano nella foresta privi d’assistenza, mentre diversi giovani e bambini, abbandonati a loro stessi, sono strumentalizzati e arruolati come protagonisti del conflitto.
Le testimonianze raccolte sul posto accusano i militari delle forze armate congolesi (FARDC) di aver sterminato i presunti fiancheggiatori dei miliziani, utilizzando una forza sproporzionata contro combattenti armati solo di machete, bastoni e fucili fatti in casa.
In reazione, nei giorni scorsi una quarantina di poliziotti sono stati decapitati dopo essere caduti in un agguato teso dai miliziani. L’agguato risale al 24 marzo ed è stato perpetrato contro un convoglio di membri delle forze dell’ordine lungo la strada tra le città di Tshikapa e Kananga, nella provincia del Kasai Centrale. Il nuovo massacro si aggiunge alle continue scoperte di fosse comuni dove sono state sepolte le vittime di uccisioni di massa di civili, tra cui donne e bambini. Le vittime sepolte nelle fosse comuni sono state uccise in un modo atroce.
A metà marzo due componenti della Commissione ONU incaricata di indagare sulle violenze in corso nel Kasai, l’americano Michael Sharp e la svedese Zahida Katalan, sono stati rapiti nel Kasai Centrale. Successivamente sono stati ritrovati i loro corpi senza vita.
Le cause della crisi, secondo un’analisi dei Vescovi cattolici locali, sono da addebitare ad una cattiva gestione della questione amministrativa del potere tradizionale, che è stato manipolato e politicizzato. Su questa causa iniziale si sono innestate le frustrazioni di una regione a lungo emarginata e di una gioventù disoccupata. Una volta accesa la fiamma delle violenze, la repressione poliziesca ha dato vita ad un movimento popolare di resistenza che va oltre il quadro originario del problema.
Le violenze sono commesse non solo dai seguaci di Kamwina-Nsapu, ma pure da persone in cerca di vendetta personale e da criminali che depredano completamente i cittadini pacifici e saccheggiano le infrastrutture.
A ciò si aggiungono le tensioni politiche legate al mancato svolgimento delle elezioni presidenziali nel dicembre 2016. Le trattative per attuare gli accordi di San Silvestro, volti a creare un governo di unità nazionale che porti il Paese alle elezioni entro l’anno, sono ad  un punto morto, mentre cresce la tensione tra la popolazione.
Occorre tener presente che il Kasai è un forte sostenitore del principale partito di opposizione, l’UDPS (Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale), e quindi c’è il fondato timore che i disordini del Kasai prendano un aspetto politico non più solo locale.
Riferimenti: