Tshisekedi 745x350Il 1 febbraio scorso è morto a 84 anni per una embolia polmonare, in un ospedale di Bruxelles, il fondatore (nel 1982) e leader del partito Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (UDPS), Etienne Tshisekedi, negli ultimi 35 anni emblema della difesa dei diritti e delle libertà democratiche, oltre che dell'opposizione politica dell’ex Zaire, ora Repubblica Democratica del Congo.
Dopo i primi passi in politica, a fianco del dittatore Mobutu Sese Seko, di cui fu il ministro, Tshisekedi denunciò le derive del regime, trasformandosi in uno dei suoi peggiori nemici.
  La contesa con Kabila figlio. Alla caduta di Mobutu nel 1997, Tshisekedi rifiutò di accettare il trasferimento di potere fuori dalle urne a Laurent Désiré Kabila, di cui divenne a sua volta un rivale popolare e populista. Più volte imprigionato e costretto agli arresti domiciliari, Tshisekedi non ha mai smesso di lottare politicamente per un cambiamento “democratico”.
Nel 2011, candidato alle elezioni presidenziali contro Joseph Kabila, Etienne Tsisekedi denunciò frodi nel conteggio dei voti e si autoproclamò presidente, contro il verdetto della commissione elettorale che proclamò Kabila vincitore. L’episodio suscitò tensioni e violenze tra simpatizzanti delle due fazioni. Soltanto grazie alla mediazione della Chiesa congolese, l’anziano oppositore aveva accettato nelle scorse settimane di partecipare al dialogo nazionale voluto per evitare di far sprofondare il Congo in una nuova crisi a causa del rinvio delle elezioni generali.
Si è detto che la sua morte è arrivata improvvisa e inaspettata. In realtà, già da molti mesi Étienne Tshiskedi sentiva il peso di un’età già avanzata: camminava lentamente e parlava con difficoltà.Ciò nonostante, continuava ad essere il presidente dell’Unione per la Democrazie e il Progresso Sociale (UDPS), uno dei principali partiti dell’opposizione. Come presidente del Comitato dei Saggi del Raggruppamento dell’Opposizione (RASSOP), una coalizione di varie piattaforme dell’opposizione politica era destinato ad essere anche presidente del prossimo Consiglio Nazionale di Supervisione dell’applicazione dell’Accordo del 31 dicembre (CNSA).
  Una successione preannunciata difficile. La sua morte ha aperto un dibattito sulla sua successione e sulle sue conseguenze nella vita politica del Paese.
La principale questione aperta per risolvere la crisi e che sta bloccando le trattative in corso tra la Maggioranza Presidenziale (MP) e il Raggruppamento dell’Opposizione (RASSOP) circa l’applicazione dell’accordo del 31 dicembre riguarda le modalità di designazione del Primo Ministro del nuovo governo di unità nazionale previsto dallo stesso accordo, in vista di nuove elezioni presidenziali, precedute entro il 2017 dalle dimissioni di Kabila, che non dovrebbe più ripresentarsi, avendo già concluso il secondo e ultimo mandato (secondo l'attuale costituzione congolese), ed avendo alle spalle un contestatissimo record di gravi fatti di malgoverno e di corruzione a livello personale e familiare.
L’ambiguità dell’articolo in questione, senz’altro risultato di un compromesso che si è voluto raggiungere a tutti i costi, sembra confermata dal fatto che esso non determina affatto le modalità di designazione del nuovo Primo Ministro, tant’è vero che l’articolo seguente, il III.3.4., aggiunge: «Le modalità pratiche dell’attuazione dei principi sopra enunciati saranno precisate da un ulteriore accordo tra le parti, anch’esso considerato come parte integrante del presente accordo». 
Maggioranza e opposizione lo interpretano in maniera diversa. Ciascuna delle due parti, MP e RASSOP, interpreta l’articolo III.3.3. dell’accordo del 31 dicembre secondo il proprio punto di vista. Secondo la Maggioranza Presidenziale (MP), il Raggruppamento dell’Opposizione dovrebbe proporre al Presidente della Repubblica una lista di almeno tre nomi, tra i quali egli ne nominerebbe uno come Primo Ministro. Secondo il Raggruppamento dell’Opposizione (RASSOP), il primo ministro dovrebbe essere designato dal Raggruppamento stesso e presentato al Presidente della Repubblica per ufficializzare la sua nomina. In questo caso, si tratterrebbe di un nome solo.
A questo proposito, il segretario generale della CENCO (Conferenza Episcopale Nazionale Congolese), P. Donatien Nshole, ha ben descritto la dicotomia esistente, facendo notare che «il Raggruppamento dell’Opposizione non vuole designare che una sola persona, il che non è in contrasto con l’accordo; la maggioranza presidenziale vuole invece che siano designate più persone, il che è conforme con la Costituzione».