porti per droni 745x350Elemento frenante per lo sviluppo economico e sociale dell’Africa è senz’altro la carenza di infrastrutture per le comunicazioni ed i trasporti (strade, ferrovie, linee elettriche, canali di trasmissione dati). Tra le soluzioni possibili si sta affermando l’idea dell’uso di flotte di droni, che si appoggerebbero a piccoli “porti per droni” dislocati opportunamente sul territorio.
I droni possono consegnare con tempestività, per esempio paracadutandoli, medicinali, e merci di vario genere, possono monitorare il territorio e segnalare anomalie o emergenze (bracconaggio, incendi, etc.).
Naturalmente possono anche essere usati per scopi meno nobili, come il trasporto di armi, o per colpire a sorpresa un nemico, come già avviene da anni in vari teatri di guerra. L’Africa è un terreno fertile per la rapida adozione di questo tipo di tecnologia anche per scopi non militari. Ciò è dovuto alla conformazione del territorio e delle attività antropiche che più agevolmente si prestano all’uso di droni (basso impatto di potenziali ostacoli come grattacieli, linee elettriche, linee di comunicazione, voli aerei, zone densamente popolate; disponibilità di grandi spazi liberi per le necessarie manovre all’atto del lancio o della consegna di merci; scarsità di altre vie di comunicazione e trasporto).
Paul Kagame, uomo forte del Rwanda, che in passato si era opposto al controllo tramite droni, da parte delle forze ONU, dei porosi e travagliati confini tra Rwanda e Kivu (est della Repubblica Democratica del Congo), ha intuito le potenzialità di questa tecnologia per il suo paese, piccolo come estensione, e montagnoso (“il paese delle mille colline”), con difficoltà di collegamento tra un’area e l’altra, ed ha quindi favorito lo sviluppo in Rwanda di iniziative di trasporto innovative, basate sui droni, che già da mesi sono in via di sperimentazione. L’iniziativa Afrotech-EPLF è partita dall’università di Losanna, sotto la spinta di Jonathan Ledgard, ex-giornalista dell’Economist, coinvolgendo il famoso architetto Norman Foster, mentre l’iniziativa Zipline, più commerciale, è portata avanti dall’omonima start-up statunitense. C’è anche la prospettiva che i droni possano essere costruiti direttamente in Rwanda, da tecnici ed operai del posto, contribuendo al decollo economico del paese. Altri stati africani, come il Kenya e l’Uganda, sono attualmente più diffidenti e restrittivi verso l’introduzione massiva di questa tecnologia, probabilmente per motivi politico-militari.
Se la sperimentazione avrà il successo atteso, potrebbe dare poi buoni risultati anche nella Repubblica Democratica del Congo, 100 volte più grande del Rwanda, e con un estremo bisogno di infrastrutture di trasporto e comunicazione. Anche in altri paesi africani è stato fatto qualche esperimento di interventi medici con l’uso di droni (Malawi). In Sudafrica ci sono aziende che offrono servizi di fotografia aerea per vari scopi.
 
Di seguito alcuni link ad articoli recenti che nell’insieme danno un quadro dello sviluppo attuale di queste iniziative
 
New trials for delivering goods by drones
Your premier source of Aerial photography in Africa
Drone photography captures South Africa inequality
Il volo dei droni nei cieli africani
Drones - good or bad for Africa?
Afrotech seeks to pioneer high intensity cargo drone routes in emerging economies
Droneporti: in Ruanda il primo aeroporto per droni del mondo
Gli Aeroporti per i Droni di Norman Foster possono salvare l'Africa?
Rwanda begins Zipline commercial drone deliveries
Un drone aiuta a salvare pazienti nelle zone isolate del mondo
A Drone to Save the World
Africa. Un drone per la consegna dei medicinali
Using drones to save lives in Malawi