Lavaggio del minerale di cobalto in Katanga (Amnesty international)Viene spesso citata e messa in discussione l’estrazione, nella Repubblica Democratica del Congo, di minerali causa di conflitti (i cosidetti 3TG: Tin, Tantalium, Tungsten, Gold), di cui il Congo è fra i primi produttori al mondo. Da qualche tempo Stati Uniti ed Europa hanno cercato di rendere tracciabili l’estrazione e le successive lavorazioni, dall’origine all’impiego nella produzione di molti tipi di dispositivi elettronici (smartphone etc.), nel tentativo di limitare mercato nero, abusi, invasioni, ribellioni, violenze. Ma in Congo si estraggono anche altri minerali.
Del cobalto, usato per la produzione di batterie ricaricabili al litio, sempre più richiesto, data l’enorme espansione del mercato di questo tipo di batterie, il Congo è il maggior produttore (circa 50% della produzione nel 2014), e possiede circa la metà delle riserve mondiali accertate.
L’area più ricca è intorno a Kolwezi, in Katanga, dove ci sono anche importanti miniere di rame, cui il minerale di cobalto è spesso associato. La maggior parte del cobalto estratto in Congo viene poi raffinato in Cina, che ne è anche il maggior utilizzatore (per la produzione di batterie al litio). Le multinazionali che sfruttano queste miniere usualmente poco si occupano del territorio e del tessuto sociale in cui si insediano, anzi spesso contribuiscono a distruggerlo, e lo stato congolese sta a guardare! Ecco un recente video del centro olandese di ricerche socio-economiche SOMO Research che ne dà testimonianza:
Il cobalto non è incluso fra i minerali causa di conflitti dalle normative euro-americane, perché non è estratto in aree di confine altamente contese, e funestate da ribellioni come il Kivu, dove si estrae il Coltan. Ma è altrettanto causa di gravi abusi dei diritti umani.
La denuncia di Amnesty International, basata su un lavoro di ricerca sul campo fatto intorno alla metà del 2015: nelle miniere “artigianali” (autorizzate o no) della Repubblica Democratica del Congo (che rappresentano una parte non secondaria della produzione) uomini, donne e bambini ipersfruttati, lavorano fino a 12 ore al giorno in condizioni pericolose, estraendo il cobalto che viene usato per la produzione delle batterie ricaricabili al litio, ricavandone 1 o 2 dollari al giorno. Sotto accusa multinazionali come Huayou Cobalt Company Ltd (cinese), che il cobalto lo compra in RD Congo, lo raffina e lo spedisce in Cina, Apple, Microsoft Sony, Samsung ed altre, ree di non controllare la propria filiera di fornitori, e naturalmente sotto accusa l’inetto e corrotto governo congolese. Sull’argomento Amnesty International ha pubbicato all' inizio del 2016 un report (in inglese e francese), ripreso poi da Nigrizia.it (in italiano):
Anche il Washington Post ha condotto una sua indagine nel corso del 2016, ripresa poi da il post.it che l’ha tradotta in italiano, e da repubblica.it: