miniera di coltan RD Congo 745x350Bloomberg.org ha pubblicato recentemente un articolo che espone le considerazioni e le preoccupazioni di un imprenditore minerario congolese, e di una cooperativa di minatori che per lui dovrebbe lavorare in esclusiva, che cercano di attuare un minimo di osservanza di “buone pratiche” e di rispetto dei diritti umani come richiesto dalle regole di tracciabilità e certificabilità imposte dal Dodd-Frank Act americano.
Questo Atto intende regolare, fra l'altro, l’approvigionamento di materie prime conflict- free (oro,stagno, tantalio, tungsteno) da parte dei grandi operatori statunitensi nel campo dell'elettronica (Intel, Apple, Dell, Hp, etc.). Il tantalio in particolare viene estratto dal coltan, che per il 17% della produzione mondiale del 2014 proviene dalla R.D. Congo, ed è un materiale indispensabile per la realizzazione dei microcondensatori utilizzati nei moderni smartphone e per altre applicazioni.
Per completezza va detto che presumibilmente la quota  di produzione della R.D. Congo è molto più alta, ma buona parte passa in Rwanda per le vie del mercato nero, dove ricompare come ufficialmente prodotto in Rwanda (le statistiche dicono che nel 2014 quasi il 50% della produzione mondiale è di origine rwandese, il che è inverosimile), e naturalmente con  l'etichetta conflict-free. In Rwanda il coltan viene poi preso in carico da commercianti, per lo più cinesi, per le successive lavorazioni (per aumentare la concentrazione di tantalio) e per la rivendita alle industrie a valle. Il link seguente rimanda all’articolo citato:
Dal racconto-intervista appare chiaro che quando i prezzi di mercato sono sufficientemente remunerativi c’è spazio sia per un giusto profitto dell’impreditore, sia per i diritti e il salario dei minatori; quando invece i prezzi scendono troppo e la miniera si ferma, o i salari diminuiscono, si innescano facilmente fenomeni di contrabbando, illegalità, violenza.
Conclusione: le imposizioni esterne come quelle indotte dal Dodd_Frank Act sulla tracciabilità, o dall’analoga ancora più debole legge dell’Unione Europea, possono forse aiutare nell’indurre rispetto dei diritti umani dei minatori e comportamenti trasparenti e legali; ma non possono sostituire l’azione di un governo che nel caso della R.D. Congo ha dato per troppi anni prova di essere profondamente corrotto, incapace, e violento, non valorizzando o addirittura svendendo le proprie ricchezze a vantaggio di pochissimi privilegiati, e lasciando allo sbando il resto della popolazione.
Per forzare il cambiamento occorrerebbe intervenire in modo molto più deciso, per esempio, come suggerisce l'iniziativa americana Enough!, con sanzioni finanziarie pesanti verso chi oggi ha le leve del potere politico ed economico, e si prepara illegalmente a conservarlo, cioè il presidente J. Kabila e i suoi sodali; facendo però attenzione agli effetti collaterali, cioè probabili reazioni furibonde di stati vicini come Rwanda , Uganda, Angola che sulla connivenza e debolezza di Kabila hanno finora giocato a proprio vantaggio.