Com'era bella KinshasaKinshasa: nel caos della capitale congolese, l’arte è un modo per sopravvivere. Ce lo illustra un reportage del National Geographic risalente al 2013, con un’affascinante sequenza fotografica. 
Un più recente e più inquietante documentario pubblicato da Internazionale.it a febbraio del 2016 affronta invece un altro aspetto di Kinshasa, il fenomeno della sovrappopolazione in una città di 12 milioni di abitanti dove ogni anno arrivano circa 390mila persone in fuga dalla povertà o in cerca di opportunità per lo studio e il lavoro.
A Kinshasa la sovrappopolazione, oltre a creare problemi sanitari e nello smaltimento dei rifiuti, ha accentuato le disuguaglianze tra gli abitanti: i ricchi, le élite locali e gli stranieri che lavorano nelle multinazionali, abitano in quartieri residenziali lussuosi e fortificati. I poveri stanno nelle baraccopoli, circondati dalla spazzatura.
 
Kinshasa è rappresentativa di un fenomeno che riguarda tutta l'Africa. Già oggi nelle città africane mediamente due abitanti su tre vivono nelle baraccopoli. Entro il 2035 la metà della popolazione africana vivrà in aree urbane.
 
Le proiezioni statistiche di uno studio, condotto nel 2014 da Università di Washington e Nazioni Unite, fanno riflettere. Parlano di 11 miliardi di persone nel 2100 (2 miliardi in più rispetto a stime precedenti, e 4 miliardi in più rispetto a oggi). Gran parte della crescita è attribuibile all’Africa, che passerà da 1 miliardo di oggi a 4 miliardi nel 2100. Nel 2100 l'Africa supererà Cina e India. C'è l'Africa nel nostro passato. Centomila anni fa, l'umanità è partita dagli altopiani del continente nero per colonizzare il mondo. E c'è l'Africa nel nostro futuro. Lagos, Kinshasa, Addis Abeba, Dar es Salaam e Niamey le metropoli boom dei prossimi anni.
 
Le proiezioni destano allarme soprattutto perché sulle stime dei livelli demografici sono basati altri parametri globali, che riguardano l'accesso alle risorse naturali e il loro sfruttamento, lo sviluppo socioeconomico, i flussi migratori, il riscaldamento globale e più in generale la sostenibilità ambientale.
Questi rapporti, tuttavia, servono anche per mettere in atto adeguate politiche che consentano di contenere l'esplosione demografica, essenzialmente mirate al contenimento della natalità nei paesi in via di sviluppo. Secondo, gli autori dello studio, sono due sono i fattori che consentono di diminuire il numero di figli per donna: un maggiore accesso ai contraccettivi e l'incremento del livello di scolarità delle donne.
 
Riferimenti utili: